3 donne che si dividono tra carriera e maternità

Spesso la gioia dei figli rischia di appannare ogni altra opportunità, gratificazione e desiderio di crescita professionale, come se l’essere madre potrebbe sostituire ogni cosa, anche il diritto di ottenere il proprio posto nel mondo.

Fare la mamma assorbe come un lavoro, ma non è il lavoro! Rinunciare alla propria carriera è un errore perché maternità e professione possono felicemente coesistere e non si deve essere costrette a scegliere o l’una o l’altra.

Soprattutto in un periodo in cui la discriminazione nei luoghi di lavoro colpisce le lavoratrici che decidono di non rinunciare alla famiglia, è importante affermare con forza e chiarezza che questa è un’ingiustizia, per non parlare della differenza economica degli stipendi tra uomo e donna, che esercitano le medesime funzioni.

Ciò è la dimostrazione sociale di quanto le donne, ancor più capaci e valide degli uomini, sono spesso messe da parte per via del loro diritto di cura della famiglia e dei figli, sacrosanto, ma che ruba tempo al lavoro e alla maggiore produttività.

L’impulso determinante, però, deve arrivare dalle donne stesse che non devono nascondersi dietro la maternità, come fosse un alibi che le solleva da ogni altra responsabilità, prima fra tutte quella nei confronti del proprio destino.

Una donna realizzata è anche una madre migliore, più attiva e più felice la cui esistenza è più piena e non inizia e termina con i figli. Ribadire questo concetto è fondamentale per via del fatto che ancora oggi molte donne, che mettono al primo posto le proprie ambizioni e la propria carriera, scelgono addirittura di non riprodursi, imboccando un percorso a senso unico, nella maggior parte dei casi non esente da qualche rimpianto.

Certo non è semplice dividersi fra carriera e maternità, ma è possibile. L’argomento è talmente attuale che, di recente, è divenuto oggetto anche di studi approfonditi e master universitari. Vediamo alcuni esempi di donne che ce l’hanno fatta e ora sono più forti, felici e fortunate di prima.

Silvia Candiani (Microsoft)

Responsabile della Divisione Consumer di Microsoft in 10 Paesi europei e dal settembre 2017 Amministratore Delegato di Microsoft Italia, ma anche moglie e madre, è un esempio di successo professionale che non ha dovuto rinunciare alla maternità.

Per Silvia conciliare vita privata e vita lavorativa è una sfida da vincere, che regala solidità e serenità in famiglia, con il risultato di allungare la vita.

Lucrezia Reichlin (Economista)

Una persona molto riservata, una vita tra economia e finanza, tra incarichi ai vertici delle Banche e cattedre universitarie prestigiose, Lucrezia Reichlin possiede un’incredibile curriculum professionale in cui non sono mancati spazi per la famiglia.

Secondo la sua visione, la sua generazione rimandava la maternità per favorire la carriera, un errore secondo Lucrezia. Il suo consiglio è quello di non attendere e fare i figli presto, quando si ha più entusiasmo e più energie, senza preoccupazioni e privazioni, poi tutto si sistema.

Laura Bruno (Sanofi)

HR Director in Italia e Malta per Sanofi, milanese d’origine e donna d’acciaio, non ha rinunciato ad essere madre. La sua esperienza risulta essere in controtendenza con la “normalità” italiana ed è culminata con un’importante riconoscimento per il suo intenso impegno lavorativo e per la disponibilità alla rotazione di incarichi, anche all’estero.

Infatti, in HP dopo essere rientrata al lavoro dopo il congedo di maternità  è stata nominata dirigente, con incarichi prestigiosi di responsabilità internazionale. Il suo consiglio è quello di non smettere di investire su sé stesse, conservando la propria autenticità.