Colloquio di lavoro per donne: le domande a trabocchetto alle quali fare attenzione

Il colloquio di lavoro per donne rischia di trasformarsi in un piccolo supplizio a causa delle domande inopportune ed invadenti da parte degli esaminatori. Queste domande tendono ad entrare nella vita privata delle candidate, mettendole in forte imbarazzo. I quesiti posti hanno poco a che fare con il posto di lavoro, ma finalizzati più che altro a capire se la candidata ha una famiglia, se intende avere figli ed in generale ad ottenere informazioni sulla sua situazione economica.

Domande che, in alcuni casi, risultano addirittura illegali e violano la dignità della stessa donna. Non a caso vengono definite “a trabocchetto”, perché il loro intento finale è comprendere i progetti di vita della donna. Analizziamole di seguito per capire quali sono e come comportarsi.

Colloquio di lavoro per donne, le domande sulla maternità

Le donne giovani, o comunque in età fertile, vengono spesso sottoposte ad un fuoco di fila di domande sulla maternità.

Per le aziende una donna incinta, o comunque desiderosa di avere dei figli, non è particolarmente appetibile. Il datore deve infatti concedere un periodo di pausa per la maternità e versarle lo stipendio.

Questo però non dà diritto al datore di entrare prepotentemente nella sua vita privata con domande estremamente intime.

I selezionatori talvolta non si limitano a chiedere alla donna se è sposata o convive, ma vanno oltre chiedendo il lavoro del partner e addirittura se hanno rapporti protetti o meno.

Cosa fa una donna in camera da letto non deve assolutamente interessare il selezionatore. Inoltre avere un figlio è un’aspirazione non solo naturale, ma anche legittima della donna, e nessuno può dirle cosa fare in tal senso.

Subdolamente questi colloqui vengono spesso fatti proprio da donne, che evidentemente conoscono meglio la psiche femminile e quindi riescono a interpretare meglio le risposte delle candidate. O forse i datori usano selezionatrici donne per creare maggiore empatia ed ottenere risposte più veritiere.

“É sposata o fidanzata?”

Una delle domande tipiche riguarda lo status sentimentale della donna. Oltre ad essere inopportuna e indiscreta, viola anche l’articolo 27 del decreto legislativo 198 del 2006, il Codice delle pari opportunità fra uomo e donna, secondo il quale: “è vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro”.

Secondo questo articolo rappresentano una discriminazione anche tutte le domande che fanno riferimento al matrimonio, alla famiglia, ai progetti di vita futura ed in generale alla gravidanza.

Le domande sui figli

Altre domande decisamente inopportune e per nulla pertinenti sono quelle relative ai figli. “Ha avuto figli?”. “Desidera avere figli?”. Si tratta di domande illegittime che violano l’art. 27 del Codice delle pari opportunità, secondo il quale è vietato fare domande sulla maternità o sulla paternità, nemmeno su quella adottiva. Sono situazioni personali che non devono interessare l’esaminatore.

“Qualcuno la aiuta con i bambini?”– ecco un’altra domanda, tipicamente a trabocchetto, che si sente spesso durante un colloquio di lavoro per donne. Può sembrare una domanda informale e quasi innocente, ma in realtà viene considerata comunque un’irruzione prepotente nella propria sfera personale.

Le domande sui genitori

Infine non possono mancare le domande sui genitori ed in particolare sul loro lavoro, ma anche in questo caso sono dei “tranelli”. L’intento è infatti capire se la candidata può fare affidamento sui genitori per quanto riguarda la gestione dei figli.

Secondo il Codice delle pari opportunità tali quesiti vengono considerati illegali, poiché non sono consentite domande sulla famiglia d’origine.

Tutte le altre domande illegali ed inappropriate

Le domande fuori luogo che si sentono ai colloqui di lavoro con donne non riguardano solo la sfera della maternità e della famiglia, ma si spingono fino alla idee politiche ed alla fede religiosa.

In tal caso viene violato l’articolo 8 dello Statuto dei lavoratori, secondo il quale: “il datore di lavoro ai fini dell’assunzione non può effettuare indagini sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore”.

Né tanto meno sono consentite domande sulla salute, vietate dal decreto legislativo 276 del 2003.

Colloquio di lavoro per donne: come comportarsi di fronte a queste domande?

Come reagire se, con ogni probabilità, dovessero arrivare queste domande? Per prima cosa bisogna capire in che contesto ed in che modo vengono poste.

In alcuni casi il selezionatore, o la selezionatrice, vuole semplicemente mettere a proprio agio la candidata. Domande generiche sulla propria giornata o sulla propria vita quindi non necessariamente violano codici ed articoli, ma sono finalizzate esclusivamente a rompere il ghiaccio.

Il discorso è diverso se le domande si fanno incalzanti, martellano sempre sugli stessi argomenti e soprattutto non hanno nulla a fare con la posizione di lavoro.

In questi casi è opportuno mantenere la calma ed avere un atteggiamento non aggressivo, per poi rifiutarsi cortesemente di rispondere senza dare troppe spiegazioni.

Alcune esperte di recruiting o titolari di agenzie di lavoro suggeriscono addirittura di mentire dinanzi a domande inappropriate o illegali, svincolandosi così da situazioni imbarazzanti e preservando la propria intimità.

Fonte foto: Pixabay

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