Cos’è il quite quitting e perché le aziende dovrebbero intervenire

C’è un fenomeno abbastanza pericoloso per le aziende, ma in generale per il mondo lavorativo, che sta prendendo piede e che andrebbe immediatamente affrontato e risolto: il quite quitting. Ne hai mai sentito parlare? Cos’è il quite quitting? Letteralmente possiamo tradurlo con “lasciare andare” ed è un concetto applicabile al lavoro.

In sostanza i dipendenti si limitano a svolgere sul posto di lavoro il loro compitino, senza essere proattivi e senza offrire all’azienda quel quid in più per aumentare la produttività o per differenziarsi dai competitori.

Un fenomeno che riguarda soprattutto il mondo femminile e che analizziamo nei prossimi paragrafi. Prima però facciamo un passo indietro, precisamente prima dell’avvento della pandemia, per capire come si è sviluppato e come si è evoluto il quite quitting.

Le “Grandi dimissioni” prima del quite quitting

Prima della pandemia le aziende dovevano fare i conti con un problema altrettanto insidioso: le cosiddette Grandi dimissioni.

Le aziende si trovavano improvvisamente senza interi reparti che avevano un ruolo centrale nel core business nell’attività ed erano costrette a trovare precipitosamente e frettolosamente dei sostituti che non sempre erano all’altezza.

Questo generava un grave danno di produttività per l’azienda, ma anche d’immagine. I dipendenti, talvolta volutamente per mettere in difficoltà i datori di lavoro, decidevano di dare le dimissioni tutti insieme.

Le motivazioni sono da ricercare nel fatto che il datore di lavoro non dava il giusto riconoscimento ai dipendenti per l’impegno profuso, in una bassa retribuzione o semplicemente perché i lavoratori avevano trovato un posto migliore.

Benché il fenomeno delle grandi dimissioni non sia svanito, sta però lasciando il posto al quiet quitting. I dipendenti oggi sono più frenati dal dare le dimissioni, poiché a causa della crisi economica risulta più complesso trovare una nuova occupazione che garantisca uno stipendio fisso e soddisfacente.

In questo contesto sta prendendo piede il quiet quitting, un fenomeno che va analizzato attentamente per evitare alle aziende di avere dei cali nella produttività e permettere ai dipendenti di lavorare con maggiore serenità e soprattutto motivazione.

Cos’è il quiet quitting

Hai presente quando non hai motivazioni sul lavoro, ti limiti a fare il minimo indispensabile e talvolta neanche quello? Ecco, questo è un caso lampante di quiet quitting, cioè mollare sul lavoro.

Il quiet quitting all’apparenza può sembrare meno impattante rispetto alle grandi dimissioni di massa, invece ha un effetto altrettanto devastante se non di più.

Mentre il fenomeno delle grandi dimissioni è tangibile, il quiet quitting non lo è. Le aziende vedono gradualmente calare la loro produttività, ma quasi senza accorgersene e senza capire il perché.

Cosa fanno nello specifico i lavoratori? Evitano lavori extra, gli straordinari e si rendono reperibili il meno possibile, mettendo in secondo piano la loro carriera lavorativa.

Perché questo succede? Principalmente per le stesse motivazioni delle grandi dimissioni e cioè: bassa retribuzione, scarsa considerazione del lavoro fatto, pochi incentivi e quindi pochi stimoli a lavorare di più e meglio.

Da sottolineare che questo fenomeno riguarda soprattutto le donne, che spesso hanno una retribuzione più bassa rispetto ai colleghi che svolgono lo stesso ruolo.

O magari si vedono scavalcare da colleghi uomini che non hanno maggiori competenze rispetto a loro.

Altro dato interessante è che sono “affette” da quiet quitting le donne delle generazioni Millenial e Z, cioè la forza lavorativa nata dagli anni ’80 che rappresenta la parte più produttiva e importante per lo sviluppo delle aziende.

Probabilmente le donne over 40 ad una certa età non hanno raggiunto quelle posizioni che ritenevano di meritare, quindi ormai disilluse ritengono inutile sforzarsi più di tanto poiché il loro impegno non verrà comunque riconosciuto né apprezzato.

Ecco perché non bisogna addossare la colpa solo alle lavoratrici, spesso relegate ad una posizione di secondo piano, e che quindi perdono stimoli e motivazioni.

Come contrastare il fenomeno del quite quitting?

Le dipendenti lavorano meno perché scarsamente motivate e le aziende vedono calare la loro produttività: una situazione in cui tutti ci perdono. Come porvi rimedio?

Le aziende devono adottare le stesse contromisure previste per limitare e contrastare le grandi dimissioni. Investimento nella formazione dei dipendenti, ascolto delle loro esigenze e introduzione dei benefit sono sicuramente mosse in grado di migliorare la situazione.

Per contrastare il quiet quitting però bisogna fare uno sforzo in più, a partire dalla costruzione di un dialogo onesto e trasparente e di relazioni autentiche ed empatiche tra manager e membri del team.

Solo in questo modo i dipendenti si sentono liberi di esprimere le loro preoccupazioni e le loro difficoltà, che non vanno ignorate ma analizzate insieme fino a trovare la soluzione che vada bene ad entrambi.

Un ambiente di lavoro sano e trasparente consente di aumentare la produttività dei dipendenti, che sviluppano un maggior senso di fedeltà verso l’azienda e vedono i loro sforzi gratificati e apprezzati.

Le aziende, oltre ad aumentare la produttività e stimolare i loro dipendenti, possono ridurre il tasso di assenteismo e turnover che pure incide e non poco sul budget aziendale.

Foto: Pixabay

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Presidentessa Osservatorio Mondo Retail - MagicStore