Diritti per le lavoratrici dipendenti: quali sono?

Conoscere i diritti per le lavoratrici dipendenti è molto importante, soprattutto in questo periodo a dir poco particolare che stiamo vivendo. Le mamme lavoratrici sono considerate vere e proprie “equilibriste”, perennemente in bilico tra lavoro e famiglia. Talvolta però devono fare una scelta proprio tra lavoro e famiglia, trovandosi in condizioni molto difficili.

Per avviare il progetto di una famiglia, senza rinunciare alla carriera, è quindi opportuno sapere cosa prevede la legislazione e come tutelarsi adeguatamente. Analizziamo quindi i diritti e le tutele a favore delle mamme lavoratrici dipendenti e quali sono gli strumenti a loro disposizione.

Tutele e diritti per le lavoratrici dipendenti

Per le neomamme lavoratrici ed in generale per i neogenitori sono disponibili una serie di strumenti che assicurano una tutela a 360°. I diritti riguardano non solo la maternità, ma anche condizioni particolari come la malattia del figlio.

Tutela della salute delle madri lavoratrici

Una donna incinta non può svolgere lavori particolarmente usuranti che mettono a rischio lei stessa o il suo bambino. Il datore di lavoro deve quindi impegnarsi a non affidarle compiti gravosi o faticosi, né tanto meno ad imporle orari di lavoro notturni.

Tocca sempre al datore di lavoro modificare le mansioni della lavoratrice ed assegnarle compiti più leggeri, ed eventualmente spostarla in altre sedi ed altri orari a lei maggiormente congeniali.

Se non vengono rispettate queste tutele il datore rischia sanzioni molti pesanti, che possono arrivare addirittura fino all’arresto per 6 mesi.

Congedo di maternità e indennità di maternità

Un altro strumento molto importante per le future mamme è il congedo di maternità. Si tratta di un periodo di riposo di astensione obbligatoria dal lavoro per 5 mesi, che possono essere suddivisi a seconda delle preferenze e delle esigenze della donna lavoratrice.

In particolare sono almeno 3 le opzioni possibili:

  • 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo;
  • un mese prima del parto e 4 mesi dopo;
  • 5 mesi successivi al parto e nessuno prima. In tal caso però un medico specialista ed il medico competente sulla salute nei luoghi di lavoro devono garantire che non venga arrecato alcun danno al bambino, né che tale situazione possa comportare problemi alla salute stessa della gestante. Un’opzione del genere è consigliabile quando la dipendente può lavorare comodamente seduta al pc e nel caso in cui il lavoro non sia particolarmente stressante ed usurante da un punto di vista mentale.

Al congedo di maternità si affianca l’indennità di maternità giornaliera pari all’80% per il periodo di congedo.

Diritti per le lavoratrici dipendenti: congedo parentale e permessi di riposo

I genitori possono richiedere il congedo parentale, cioè l’astensione facoltativa dal lavoro per stare vicino ai propri figli nei primi anni della loro vita. Il periodo dura un massimo di 10 mesi per i primi 12 anni di vita del bambino.

Sia il padre lavoratore che la madre lavoratrice possono richiedere il congedo parentale per un periodo continuativo oppure frazionato non superiore a 6 mesi. Nello specifico può essere richiesto per la sua intera durata, in maniera frazionata oppure ad ore.

Le mamme lavoratrici dipendenti possono poi richiedere i permessi di riposo per l’allattamento o in caso di handicap gravi del figlio.

Congedo per malattia del figlio

I genitori lavoratori possono richiedere anche il congedo per malattia del figlio, quindi astenersi dal lavoro per tutta la durata della malattia del figlio fino a quando compie 3 anni.

Nel periodo che va dai 3 agli 8 anni del figlio l’astensione può arrivare fino ad un massimo di 5 giorni all’anno. Tuttavia è opportuno sapere che il congedo per malattia del figlio non viene retribuito.

Assegni di maternità del Comune e dello Stato

Una forma alternativa di supporto economico che possono richiedere i genitori è l’assegno di maternità del Comune e dello Stato.

Le mamme lavoratrici possono chiedere l’assegno se non hanno diritto all’indennità di maternità dell’INPS o alla retribuzione per il periodo di maternità. Se l’importo dell’indennità o della retribuzione è più basso rispetto all’importo dell’assegno, la madre lavoratrice può richiedere al Comune l’assegno in misura ridotta.

Tale assegno può essere richiesto al proprio Comune anche dalla madre non lavoratrice per la nascita del figlio, per l’adozione o per l’affidamento preadottivo di un minore con un’età non superiore ai 6 anni.

Diritti per le lavoratrici dipendenti, com’è la situazione oggi in Italia?

Purtroppo l’Italia è ancora molto indietro in termini di diritti per le lavoratrici dipendenti. C’è da considerare anche il contesto attuale che vede le donne sposarsi sempre più tardi e quindi costrette a rinunciare alla carriera professionale.

Secondo recenti statistiche il 37% delle donne con un’età compresa tra i 25 ed i 49 anni con almeno un figlio risulta inattiva. La percentuale per le donne con 3 o più figli sale addirittura fino al 52,5%, in pratica più di una donna su 2.

Una condizione dettata non solo dai pregiudizi ancora persistenti in Italia, ma anche dallo squilibrio della divisione dei carichi familiari tra madri e padri.

Addirittura alcune donne rimaste incinte hanno subito discriminazioni sul lavoro, proprio per questo motivo è importante conoscere a fondo i diritti e le tutele a loro favore.

Fonte foto: Pixabay

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