Donne nei media: come tutelare le lavoratrici?

Le donne nei media hanno avuto sempre un ruolo controverso. Quando si parla di media, che comprendono telecomunicazioni, marketing, pubblicità ecc. si fa riferimento alla comunicazione, un’arte in cui eccellono le donne. Eppure la loro presenza, al pari del loro valore, è piuttosto ridotta.

Al di là degli aspetti retributivi, che vedono comunque gli uomini un passo avanti alle donne in tutti i settori, esiste una disparità evidente tra i due generi. In questo articolo analizziamo come si manifesta questa disparità, e quali possono essere le contromisure adatte per riequilibrare questo rapporto.

Donne nei media, sono poche quelle che “comandano”

Analizzando il rapporto tra uomini e donne nei media, i problemi non riguardano tanto le barriere all’entrata. Molte donne infatti riescono a trovare un lavoro coerente ai loro studi ed alle loro aspirazioni. Addirittura il genere femminile sembra predominante in alcune professioni, come le pr. In questo particolare settore è fondamentale la capacità di comunicazione, in cui come già detto le donne sono molto abili.

I primi problemi iniziano se spulciamo le posizioni manageriali e dirigenziali, insomma dove si comanda. La percentuale delle professioniste che hanno un ruolo decisionale nel mondo dei media è bassissima, soprattutto se si considera il privato.

I paesi meno “sessisti”, dove le donne raggiungono più facilmente posizioni di potere nel campo dei media, sono quelli dell’Europa Centro-Occidentale e del Nord-Europa. L’Asia invece è il continente in cui si registrano meno donne al potere.

L’Italia si colloca più o meno nel mezzo, ma la situazione è ancora piuttosto desolante da questo punto di vista. Nonostante l’emancipazione femminile l’Italia continua ad essere una nazione sostanzialmente patriarcale, dove persistono pregiudizi e stereotipi.

Quali sono le motivazioni principali che tarpano le ali alle donne da un punto di vista professionale?

L’assenza delle donne nelle posizioni di potere ha molte motivazioni. Le incombenze familiari sono alcune di queste. Alle donne vengono spesso affidati compiti importanti nell’ambito della famiglia, come la cura dei figli e le faccende domestiche.

Una donna incinta, o comunque in giovane età, ha meno probabilità di trovare lavoro nelle posizioni che contano. In caso di gravidanza dovrebbe infatti assentarsi dal lavoro, quindi raramente viene scelta per le posizioni di vertice.

Mancano inoltre politiche aziendali a sostegno della famiglia, che non garantiscono il giusto equilibrio tra incombenze familiari, lavoro e tempo libero.

C’è poi da segnalare una scarsa trasparenza nei percorsi di assunzione o di promozione, dove comunque vengono spesso privilegiati gli uomini. Infine le donne sono poco proattive al momento di chiedere aumenti o promozioni.

Tutte queste condizioni lasciano le donne in una sorta di immobilismo, nel quale è complicato fare carriera.

Come incide il gender gap nei media?

Anche se non è possibile trovare correlazioni dirette, l’equazione risulta piuttosto facile: se ai posti di comando ci sono gli uomini, è facile intuire che le linee editoriali siano fortemente orientate e squilibrate a favore del mondo maschile.

Tale situazione si ripercuote negativamente anche negli ambiti lavorativi. Nei luoghi di lavoro, come redazioni o agenzie di stampa, le donne avvertono una certa ostilità nei loro confronti, che sfociano a volte addirittura in casi di mobbing.

Ancora più deplorevoli sono le molestie sessuali sul luogo di lavoro, che mettono le donne in una posizione di svantaggio rispetto ai loro capi uomini, e non hanno il coraggio di denunciare.

Molti paesi europei hanno adottato politiche per favorire la parità di genere, ma sradicare una determinata mentalità risulta comunque complesso e richiede tempo.

Una diversa distribuzione dei temi da trattare

Analizzando le statistiche salta un altro dato agli occhi: determinate notizie vengono affidate esclusivamente ai giornalisti.

Gli articoli relativi ai crimini ed alla cronaca in generale, ad esempio, solo nel 34% dei casi vengono scritti da giornaliste. La percentuale scende al 30% se si prendono in considerazione news relative alla politica ed agli affari interni, che sono comunque temi cruciali per il giornalismo.

Inoltre, quando queste tematiche vengono trattate da donne, sui pezzi spesso non compare neanche la loro firma. Così facendo si sminuisce il loro lavoro e non viene riconosciuto il giusto valore.

Donne nei media: come superare il gender gap?

Come possono le donne nei media uscire da questa sorta di anonimato? Devono adottare precisi comportamenti, facendo fronte comune e muovendosi in sinergia.

Per prima cosa devono aumentare la loro visibilità facendo interviste, agendo in prima persona e non lasciare compiti importanti ad altri.

Inoltre devono essere propositive: se ritengono di meritare un aumento, una promozione o una formula di lavoro più flessibile, devono farlo presente.

Infine devono aiutare altri gruppi che, come loro, possono essere poco considerati ed ostracizzati. Basti pensare alle comunità LGBT, alle minoranze etniche o alle persone disabili che sono spesso vittime di pregiudizi.

Unendo le forze si crea un unico gruppo che si muove compatto e rema nella stessa direzione. Non è certo facile avviare un cambiamento del genere, ma da qualche parte bisogna pur cominciare…

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