Quando bisogna comunicare la gravidanza a lavoro?

Scoprire di essere incinta è un momento magico e irripetibile, sia che si tratti del frutto di numerosi tentativi, sia che si tratti di una scoperta improvvisa ed imprevista. Infatti, precisamente da quel momento e non solo dal parto, la vita delle future mamme cambierà per sempre.

La prima reazione è quella di tenersi la notizia per sé, condividendola solo con il proprio compagno. Però, in un secondo momento arriva la necessità di doverla comunicare, soprattutto se siete lavoratrici dipendenti. La legge non dispone modalità e termini della comunicazione precisi, ma è prassi consolidata attendere fino al compimento del primo trimestre. Non è tanto una questione di scaramanzia, ma di prudenza visto che il maggior numero di aborti spontanei si manifesta proprio nell’arco dei primi 3 mesi.

Lavoro a rischio e Gravidanza a rischio

In ogni caso, tempi e modalità della comunicazione dipenderanno molto anche dal lavoro che fate e dal tipo di gravidanza che si prospetta.

Infatti, in caso di lavoro a rischio la comunicazione dovrebbe essere tempestiva, così come in caso di gravidanza a rischio per cui fosse possibile una richiesta di congedo di maternità anticipata.

Gli obblighi del datore di lavoro

Per tutto il corso della gravidanza e fino a 7 mesi dopo il parto, il datore di lavoro ha l’obbligo di non adibirvi a lavori faticosi e/o pesanti, come:

  • movimentazione manuale di carichi;
  • lavoro su scale, impalcature o in posizioni sopraelevate;
  • esposizione ad agenti fisici, chimici e biologici potenzialmente dannosi;
  • quelli che comportino l’assunzione di posizioni particolarmente affaticanti.

Ovviamente, affinché tali prescrizioni siano rispettate da ambo le parti, il datore di lavoro deve essere al corrente del vostro stato di gravidanza.

Le comunicazioni: tempi e modalità

Solitamente, la prima comunicazione viene anticipata verbalmente e, successivamente, formalizzata. La comunicazione scritta è sostanzialmente rappresentata dalla presentazione del certificato telematico di gravidanza, trasmesso dal medico certificatore, cioè il vostro medico di base. In quel momento, il certificato sarà disponibile anche nell’area riservata Inps della vostra azienda.

Congedo e preavviso maternità

In seguito, dovrete decidere il termine d’inizio del vostro congedo obbligatorio di maternità. Tale congedo ha la durata di 5 mesi, in cui voi avete l’obbligo di astenervi dal lavoro e il vostro datore di lavoro ha l’obbligo di non adibirvi ad alcun lavoro.

L’inizio del congedo dipenderà molto dalle vostre condizioni di salute, in ogni caso avete tre scelte:

  1. astenervi dal lavoro 2 mesi prima e 3 dopo il parto;
  2. astenervi dal lavoro 1 mese prima e 4 dopo il parto;
  3. fruire dell’intero periodo di 5 mesi dopo il parto.

Il preavviso di maternità che deciderete di fornire al datore di lavoro e anche l’attenta valutazione dell’inizio del vostro congedo, dovrà considerare le esigenze del vostro stato, ma anche la scelta di non voler influire negativamente sull’organizzazione aziendale.

Infatti, il preavviso è importante per il datore affinché possa avviare a formazione nuovo personale che potrebbe sostituirvi durante l’assenza, garantendo la continuità del lavoro. E, inoltre, non è raro che la lavoratrice, soprattutto se occupa posizioni di vertice, organizzi i periodi di astensione dal lavoro tenendo anche conto degli impegni lavorativi antecedenti e posteriori al parto.

Non vivetela con ansia

In ogni caso, la comunicazione al datore di lavoro non deve essere vissuta con ansia e, soprattutto, non deve essere tenuta nascosta anche nel caso in cui abbiate in tasca solo un contratto a tempo determinato. Infatti, nella maggior parte dei casi l’onestà è sempre apprezzata.

Dovete, inoltre, ricordare che l’indennità di maternità è pagata dall’Inps e, di solito, il datore di lavoro provvede solo ad anticiparla. Inoltre, il Testo Unico in materia di sostegno della maternità e della paternità, stabilisce il divieto di discriminazione, di licenziamento e il diritto al rientro nel medesimo posto che occupavate prima dell’assenza.

Infine, ricordate che voi e il vostro bambino non siete il vostro lavoro. Cercate dunque, per la vostra salute e quella del nascituro, di vivere serenamente questo periodo che non scorderete mai.