Riorganizzazione aziendale e demansionamento: cosa fare?

Il demansionamento equivale a una modifica dell’inquadramento della posizione professionale del dipendente.

Se il datore di lavoro ti ha cambiato mansione assegnando il tuo compito ad altre persone mentre tu ti trovi a dover svolgere attività ripetitive o più semplici delle precedenti, si tratta di demansionamento.

Cosa succede con il demansionamento

In alcuni caso lo stipendio rimane uguale alla precedente posizione lavorativa ma hai la netta impressione che l’azienda abbia agito con l’intenzione di umiliarti e svalutarti agli occhi dei colleghi svilendo la tua professionalità: un atto chiaramente provocatorio.

In questi casi meglio non lasciarsi andare al’impulso facendo gesti dettati dalla rabbia, gli atti d’insubordinazione portano a un licenziamento sicuro.

Per questo solitamente si accettano le modifiche di mansione sul luogo di lavoro anche se è possibile, nel frattempo, far valere i propri diritti rivolgendosi direttamente al tribunale.

Il datore di lavoro non può sminuire il livello professionale ottenuto con l’impegno e l’esperienza con l’assegnazione di compiti che appartengono a livelli con inquadramento inferiore a quello a cui appartieni.

Lo slittamento professionale verso il basso viene spesso discusso dai giudici i quali utilizzano il termine demansionamento per descrivere tale azione incresciosa.

Quindi, come ci si deve comportare nel caso in cui ci si trovi ad affrontare questo tipo di spiacevole situazione sul lavoro?

Come agire in caso di demansionamento

Se il demansionamento è illegittimo, quindi privo di motivazioni valide che giustifichino tale scelta aziendale, il lavoratore può rivolgersi al tribunale per esaminare il caso.

Tale azione legale può essere eseguita entro cinque anni dalla data di cessazione del rapporto per poter tornare ad avere la mansione precedente di livello superiore.

Ottenuto il riconoscimento di ragione da parte del giudice si può chiedere un risarcimento:

  • dei danni patrimoniali come ad esempio il danno arrecato per la perdita di eventuali chance;
  • dei danni non patrimoniali come l’interruzione dello sviluppo professionale o danni alla reputazione in campo lavorativo influenzando la persona anche a livello psichico a causa della frustrazione e umiliazione subita.

Generalmente tali problematiche sono liquidate seguendo diversi parametri a seconda della tipologia di danno subito.

Inoltre il lavoratore demansionato può decidere di dimettersi per giusta causa senza alcun preavviso e avendo diritto all’indennità di disoccupazione da parte dell’Inps.

Bisogna anche specificare che i dipendenti che hanno subito un abbassamento di livello hanno diritto a ricevere la stessa retribuzione che avevano prima di tale cambiamento.

Quando si può cambiare mansioni lavorative?

Il demansionamento, quindi stabilire nuovi compiti di livello più basso di quello attuale per un dipendente senza chiedere il suo consenso, è vietato solitamente perché si agisce apportando un danno alla posizione lavorativa che il lavoratore ha conquistato nel tempo.

La legge ammette tale comportamento solamente solo in 3 particolari casi:

  1. se l’azienda viene riorganizzata completamente e in modo tale da incidere sul ruolo del dipendente senza avere alternative;
  2. se tale azione è inclusa nel contratto collettivo di categoria;
  3. se il demansionamento viene effettuato per evitare di licenziare il dipendente a causa di riduzione del personale.

L’abbassamento del livello di lavoro, dove permesso dalla legge, deve essere notificato dal datore di lavoro tramite lettera scritta e inviata per raccomandata, altrimenti il cambio di ruolo non viene ritenuto valido.

Questo vuol dire che se la comunicazione viene data a voce al dipendente si viene a creare un vizio di forma che invalida il demansionamento stesso.

È importante sapere, inoltre, che il lavoratore che subisce il cambiamento delle mansioni a un livello minore non può decidere di smettere di lavorare in autonomia ma deve necessariamente portare il suo caso davanti a un giudice per annullare le modifiche apportate dal datore di lavoro.

In caso contrario se il dipendente si rifiuta di svolgere le mansioni che gli vengono assegnate si verifica un caso d’insubordinazione che può essere causa giustificata di licenziamento da parte del datore di lavoro.